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storie di vita quotidiana fra vaneggi e sopravvivenze.Hangin' on the corner...
My best of 2007: i migliori album.
Premessa: non avendo attualmente tempo di scrivere sul blog, mi ritrovo a postare roba pensata e/o progettata settimane, se non mesi, fa. Spero, nei prossimi giorni, di avere qualche momento libero per aggiornare le usuali storie psicopatiche alle quali i lettori affezionati del blog sono abituati...
A.A.V.V., "Our impact will be felt: a tribute to Sick Of It All"- Vent'anni di carriera meritano un riconoscimento, ecco il perché di quest'album che raccoglie band diversissime tra loro, dai Bouncing Souls fino ai Napalm Death passando per Rise Against, Walls Of Jericho, Hatebreed ed altri ancora. Un pezzo fondamentale di storia hardcore rivisitato secondo lo stile di diverse band per le quali i SOIA rappresentano un esempio: la furia dei Most Precious Blood in "Alone", la passione dei First Blood in "Take a look around", l'energia positiva dei giovanissimi Comeback Kid e l'esperienza di lunga data dei Sepultura.... questo ed altro in un tribute che merita ( lo dice uno che i tribute di solito li detesta! ).
The Ghost Of A Thousand, "This is where the fight begins"- Preparatevi a scatenarvi finché le vostre articolazioni non saranno slogate, questo disco é pura energia, una scarica elettrica che in meno di mezz'ora lascia chiaramente intendere che rock&roll e hardcore possono star benissimo insieme, con buona pace delle vostre ossa!
Serj Tankian, "Elect the dead"- Ho giá recensito quest'album, posso solo ripetere che Tankian ha un brillante futuro di fronte a sé anche senza i suoi compagni dei SOAD.
Throwdown, "Venom & tears"- Anche su questo ho detto quanto basta, il giudizio finale lo lascio agli ascoltatori, ricordando che si tratta di un album thrash metal...
Bad Religion, "New maps of hell"- Il 2007 sembra essere stato l'anno che ha celebrato la carriera di numerosi, validissimi gruppi musicali: ecco qui un altro esempio, seppure all'inizio non fossi rimasto troppo convinto da questo lavoro ho dovuto presto cambiare idea. Lo stile dei Bad Religion resta quello di sempre, cosí come energia, passione e impegno nei testi. Nulla di meglio in un epoca in cui chi fa "musica" tenta di accattivarsi il consenso del pubblico ad ogni costo, soprattutto per riempirsi le tasche.
Agnostic Front, "Warriors"- Il grande ritorno, idem come sopra. L'hardcore newyorkese come sempre dovrebbe essere.
Madball, "Infiltrate the system"- Sono ripetitivo? Ecco il fratello minore di Roger Miret che confeziona un' altra pietra miliare nella storia del NYHC. Unica pecca dell'album: mi ricorda il fatto che i Madball non hanno suonato al Titty Twisted... io c'ero, loro no!
Los Fastidios, "Anejo 16 anos"- ( ok, scrivo con una tastiera tedesca, non spagnola! ). Per risparmiare tempo diró solo: altra celebrazione di lunga carriera, stavolta al concerto non c'ero solo io ma pure loro ( e pure Sharp ed Akki! ).
Luminous Rat, "Love & luxury"- Questa non é una band storica, bensí un gruppo agli inizi. Il primo album dei Luminous Rat, il cui cantante Julian é mio amico ( lo ripeto continuamente nel caso il quintetto diventi famoso! Ah, conosco pure Oliver, batterista ed autore di quasi tutti i testi...) si rivela essere compatto e contemporaneamente ricco di sfumature, non troppo innovativo ma comunque coinvolgente e ottimamente realizzato. Per me é stata una sorpresa, trattandosi di semplice rock non credevo potesse piacermi tanto, ma sono rimasto ipnotizzato da "Fall asleep" , incantato da "Guardian angel", risvegliato da "Turn back time" e mi sono trovato perfettamente d'accordo col messaggio di "Freak show". Un album da comprare, non da scaricare, per suppostare al meglio la carriera di un gruppo che ha appena mosso i suoi primi passi vincenti. ( devo ricordare a Julian di pagarmi per la pubblicitá...).
Solo nove album? Dov'é il decimo? Al post di un cd qui metterei un dvd, altra celebrazione di carriera ( "celebrazione di carriera" sará il prossimo tormentone tra le chiavi di ricerca, scommetto ): Cripple Bastards, "Blackmail & assholism", ovvero piú di sei ore di interviste, aneddoti, immagini live e riprese inedite che documentano la storia della band dalla nascita fino ad oggi, un lavoro che oserei definire monumentale, ottimamente reallizzato, che trasuda ironia e oscenitá.( Grazie a Sharp, tra l'altro! ). E per chiudere il cerchio manca solo il miglio concerto da me visitato l'anno scorso, anche qui risparmieró minuti preziosi di descrizione:
Serj Tankian / Throwdown: i nuovi album.
Serj Tankian, "Elect The Dead". Se non sbaglio ascoltai per la prima volta i System Of A Down nel 2001, ai tempi del loro secondo album "Toxicity". Rimasi subito folgorato dalla struttura dei brani, dalla combinazione psicopatica melodia-chaos e dalla voce di Serj Tankian. Oggi i SOAD non esistono piú, ma il loro cantante torna in studio per registrare il suo primo lavoro da solista, che giá dalla prima lanciatissima traccia "Empty Walls" ricorda chiaramente lo stile del quartetto californiano di origine armena, alleggerito peró-almeno in parte- di quei passaggi estremi e caotici che io ho sempre adorato. Nonostante ció l'intero album non ne risente, le due canzoni successive, "Unthinking Majority" e "Money" fanno il paio con la prima, struttura scorrevole ma non necessariamente omogenea, ritmiche variate e soprattutto l'inconfondibile timbro vocale di Tankian, che in fase di registrazione ha fatto quasi tutto da solo, lasciandosi aiutare da alcuni collaboratori ( compreso l'ex batterista dei SOAD, John Dolmadjan ) in modo direi marginale. L'album non manca di veri e propri esperimanti stilistici, come la traccia "Praise The Lord And Pass The Ammunition", i testi riflettono come sempre un impegno politico che ha caratterizzato negli anni l' immagine dei SOAD, abbastanza autonomi rispetto alle logiche commerciali-produttive nonostante il contratto con una major discografica. Nessuna delusione, Tankian porta avanti la sua idea di musica con uno sguardo a nuove sonoritá che comunque non prevalgono su quel vecchio stile ampiamente collaudato.
Throwdown, "Venom & Tears". Ho comprato questo cd senza prima ascoltarlo, fiducioso del fatto che i Throwdown sono una band saldamente ancorata alla formula moshcore che ricorda ottimi nomi come Hatebreed e Terror, nulla di innovativo ma pur sempre una garanzia di massacro acustico! Da un primo ascolto di "Venom&Tears" rimango invece molto sorpreso: non si tratta di moshcore o metalcore, bensí di puro e semplice thrash metal! Ho subito pensato: " Ma i Pantera non erano morti?", e in effetti uno di loro lo é, purtroppo. Ma qui non siamo di fronte ad una mera scopiazzatura di band che hanno fatto la storia del genere, la forza che trapela dalle ritmiche di chitarra perfettamente accompagnate da precisione percussiva e da una voce piú ruvida che mai ed al tempo stesso espressiva, mi spinge ad un ulteriore ascolto. Quando, trascorsi 3 giorni durante i quali ho difficilmente alternato questo cd con altra musica, risulta evidente che i "nuovi" Throwdown mi hanno pienamente convinto: la furia cadenzata di "Holy Roller" e "Americana", la velocitá di "S.L.U.T.", lo straordinario approccio vocale di "Hellbent On War" e l'intensitá del brano "Venom&Tears" sono galvanizzanti, a conclusione del tutto la bonus-track "Propaganda", cover dei Sepultura, non lasciano dubbi sulle capacitá sia tecniche che espressive della band. Se peró cercate un album almeno vagamente hardcore tornate ad ascoltare "Vendetta", altrimenti lasciatevi pure trascinare dal thras metal come ho fatto io!
Placebo Live: grandiosi!
Una conferma, non avevo dubbi. Il concerto di ieri ad Oberhausen ha riconfermato l'opinione che avevo dei Placebo. König Pilsener Arena strapiena, suona il gruppo d'apertura e finalmente il terzetto tanto atteso sale sul palco: Brian Molko con i capelli rasati é una sorpresa, finalmente ha un aspetto decisamente maschile... la maggior parte dei brani sono tratti dall'ultimo album "Meds", si apre con "Infra-Red", straordinariamente rivisitata con cambio di toni estremamente suggestivo, seguono a ruota "Drag (Behind"? non ricordo il titolo esatto...) e "Space Monkey", anche questa completamente diversa dalla versione studio, se non fosse per il chorus. C'é spazio per i vecchi cavalli di battaglia, le celebri "Special K" e "Every You, Every Me", ancora brani recenti tra cui "Because I Want You Too" e "Blind". Il pubblico é peró troppo freddo per i miei gusti, in due facciamo piú casino di tutte le migliaia di presenti ballando, ridendo, urlando e cantando a squarciagola ( e naturalmente fumando dove non é consentito, tanto per farci riconoscere!). L' apice dell'emozione é per me un brano inatteso, "I Know", che non ascoltavo da un pó, stavolta solo leggermente diverso da quello che possiamo ascoltare sul cd "Placebo". Le immagini scorrono sui maxischermi, frammenti della performance dei tre musicisti ed altre suggestive istantanee, si continua con canzoni da me meno apprezzate come "Follw The Cops Back Home" e "Post Blue", ma l'attenzione torna ad essere piú che desta con "Taste In Man", che dá la possibilitá ai Placebo di scatenare la loro vena elettrodistorta. Sono le distorsioni ed i cambiamenti delle linee melodiche a dominare per tutto il concerto, il batterista é un mostro di bravura, Brian non sbaglia una nota, meglio che su qualsiasi dvd. Ancora pochi brani, in chiusura "Twenty Years" conclude in bellezza un concerto che migliore non poteva essere... un attimo, purtroppo mi sono mancate un pó "Black Eyed" e "This Picture", ma in compenso le attesissime "Bitter End" e "Without You I'm Nothing" hanno rimpiazzato degnamente i due brani sopra citati. Perfetti i cori di Stephan ( se cosí si chiama il bassista-chitarrista della band... non mi ricordo sono ancora sconvolto!!!), la sua performance é stata disinvolta ed ipnotica, al di sopra di qualsiasi aspettativa. Peccato per chi non c'era, di certo se avró la possibilitá non mancheró alla prossima occasione per rivedere dal vivo questa band!
Placebo: "I Know".
HATEBREED: "SUPREMACY".
Non solo si ascolta, ma fa riflettere. L' ultimo album degli Hatebreed, a prescindere dai gusti musicali di ciascuno di noi, ha qualcosa di insolito rispetto a molti album appartenenti alla categoria "hard 'n heavy". I testi, innanzitutto:
"This album is about fighting to attain supremacy of self. Every song may not be about it but this album and the basis of it are born of personal power and belief in one self to know what your purpose is in life and to know what it is that will truly fulfill you. We are all on this journey. This album is dedicated to those who face the never-ending adversity that life throws at us each day. Sometimes it's too hard to see past all the shit and see the good through the bad but remember it's not about how many times you fall it's about how many times you pick yourself back up and push forward. This album is for those who want to compete in the race of life and not sit back and watch. (...)".
Queste sono alcune delle parole di Jamey Jasta, cantante della band, che racconta, senza entrare troppo nei dettagli della propria vita privata, come "Supremacy" rappresenti la propria rinascita personale attraverso la musica dopo un periodo piuttosto duro, in caduta libera si potrebbe dire. I testi rispecchiano non solo la filosofia hardcore, ma soprattutto le riflessioni maturate da Jasta sulle proprie esperienze di vita. Quasi tutti i testi sono introdotti da una breve spiegazione, ma le parole sono di per sé fin troppo chiare: rispetta te stesso, raggiungi i tuoi obiettivi ricordando che non é necessario calpestare gli altri per farlo; distruggi ció che ti imbriglia impedendoti di conquistare quanto é importante nella tua vita; non arrenderti di fronte agli ostacoli, le malattie possono essere vinte anche col potere della propria mente; metti i tuoi valori e le tue idee al servizio del cambiamento, non accettare passivamente le ingiustizie; non lasciare morire la tua passione per le cose che ritieni importanti. Idealmente trovo una linea di continuitá con i testi di "The Rise Of Brutality".
Musicalmente, con l'inserimento di un secondo chitarrista ( Frank "3 gun" Novinec), il soun della band si accosta maggiormente alla miglior tradizione thrash metal (mi vengono in mente Pantera e Slayer), senza perdere di vista la fortissima componente hardcore rintracciabile in molte ritmiche, cori e soprattutto nei significati delle canzoni. Un sound brutale, incalzante e corposo, allo stesso tempo ricco di sfumature. Non un cd qualsiasi, ma una vera filosofia del vivere e del fare musica, da seguire e da portare avanti, nella migliore tradizione di questa band.
tracklist:
1- DEFEATIST;
2- HORROR OF SELF;
3- MIND OVER ALL;
4-TO THE THRESHOLD;
5- GIVE WINGS TO MY TRIUMPH;
6- DESTROY EVERYTHING;
7- DIVINE JUDGMENT;
8- IMMORTAL ENEMIES;
9- THE MOST TRUTH;
10- NEVER LET IT DIE;
11- SPITTING VENOM;
12- AS DIEHARD AS THEY COME;
13- SUPREMACY OF SELF.