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Utente: EsIstEgal
Nome: EsIstEgal
"All this time wishing our voices could be heard, now we finally have a voice and no one says a fucking word. So let's scream as loud as we can and make it fucking break, and let nothing stand in our way" -Walls Of Jericho-

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martedì, 29 agosto 2006

No hope, no fear.

Temi in ordine casuale, nella migliore tradizione di questo blog:

-Quando vissi in Inghilterra, tra il Dicembre 2003 ed il Febbraio 2004, la mia situazione e quella dei miei compagni di sventura era tutt'altro che rosea. Mi capitó comunque di conoscere gente di tutte le risme, compreso un albanese detentore di pistola, fuggito probabilmente da chissá dove in seguito a non meglio specificati guai. Un giorno cercavo tabacco per una canna (all'epoca fumavo canne e non sigarette, ora é il contrario) ed il tipo, che chiameremo León per assonanza col suo vero nome, mi porse il suo pacchetto. Da quel giorno io e Kalamaro ci mostrammo gentili con lui ed egli ricambió, mentre col resto degli abitanti di quella casa stile squat non ebbe mai buoni rapporti: la bontá é un dato relativo e di percezione individuale;

-Il collega spagnolo s'é definitivamente sputtanato da sé. Inutile dire che ció conferma la ragionevolezza e l'onestá della mia condotta. Niemals aufgeben!;

-Sul wallpaper di questo computer, gentilmente concessomi dall'internet point al modico prezzo di 1€ l'ora, compare la foto di 50 Cents che mi punta in faccia una pistola. Il doppio click sull'icona di Internet non é mai stato cosí piacevole come ora;

-Ieri ho confrontato attentamente la poesia-quasi prosa di Bukowski e la prosa tratta da poesia di Baudelaire. Ho capito il perché io non mi metta a scrivere poesie;

-Kalamaro mi ha finalmente telefonato. Mi comunica che non passerá a trovarmi, andrá ad Ottobre a Firenze. Mi chiede di fargli avere la valigia contenente i suoi cd punk ed hardcore, attualmente in possesso di quella persona che vorrei vedere piú di qualunque altra. Sono "costretto" a spiegargli che al momento tale valigia é irrecuperabile adducendone il motivo, faró il possibile per spedirla al piú presto eccetera. Ció che mi sorprende é la sensazione di tranquillitá e benessere che mi invade sapendo che a lui di tale persona non importa piú nulla. Avrei dovuto giá capirlo, ma la certezza mi rende piú sereno. Riguardo a questa faccenda non spero nulla, né temo nulla. Disse qualcuno ( Soulfly?): no hope, no fear.

Helmet: "Wilma's Rainbow".

postato da: EsIstEgal alle ore 14:45 | link | commenti (15)
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domenica, 27 agosto 2006

A world of lies.

Questo post sostituisce la filastrocca con le bestemmie in rima, tanto meglio perché di cadute di stile su questo blog ce ne sono state fin troppe. Posso credere ai miei occhi o sono solo condizionato dalla mia sfiducia nel prossimo? Tale sfiducia non si accompagna ad atteggiamenti di autodifesa concreti, cosicché é facile che io la prenda nel culo ripetutamente, inutile negarlo. Tutti noi mentiamo, io cerco di farlo il meno possibile e preferisco dire "non sono affari tuoi" piuttosto che raccontare storielle inventate, non ho molta fantasia e non sono granché portato all'inganno. Pochi minuti fa ho visto qualcosa che mi lascia pensare molto... d'altra parte potrei aver visto male e vedere non sempre significa sapere cosa si é visto esattamente o capire il perché di ció che s'é visto. Ammetto che potrei essere condizionato dagli ultimi eventi: ho scoperto che l'apparentemente simpatico ed affabile collega spagnolo parlava di me col datore di lavoro in maniera poco lusinghiera, in piú diceva cose non vere sul mio conto. Il datore di lavoro ha ritenuto opportuno informarmi, tanto piú che sapeva bene si trattava di calunnie. Ora s'é innescato un meccanismo perverso attraverso il quale tutto viene alla luce e nulla sará piú come prima, inutile dire che lo spagnolo ha negato tutto dicendomi "tutto quello che ho da dire su di te, te lo dico in faccia". Sono sicuro che il datore di lavoro non mente e se anche fosse c'é sempre un bugiardo di troppo. Ora non voglio sentirmi dire "te l'avevo detto" da nessuno, di fronte alla mia "visione" la consapevolezza di non illudermi oramai di fronte a nulla si staglia granitica, un mondo senza sentimenti é utopico, ma sarebbe un mondo senza sofferenza- io non soffro piú, ormai. Non ora, almeno.

Tool: "The Pot".

postato da: EsIstEgal alle ore 14:43 | link | commenti (11)
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martedì, 22 agosto 2006

Isolamento.

Soluzione efficace. Passare un'intera giornata chiuso in camera a leggere Mishima, ascoltando grindcore ed un pó di metal altamente evocativo. Dalle letture, come da tutte le esperienze, scaturiscono riflessioni a catena. É possibile, una volta raggiunto un sufficiente livello d'autocoscienza, isolarsi dalla societá? É lecito usare i propri problemi come leva per capovolgere il mondo, o perlomeno la percezione che di esso abbiamo? Problemi piú gravi e concreti ce ne sono, i tedeschi usano orrendi bolliacqua per preparare il té ed io mi sono dovuto adeguare, il mio infuso africano di roba fogliosa sapeva un pó di calcare ma poco male. Ed ora dovrei sollevare di nuovo la cornetta, comporre quel numero e raccontare qualcosa... cosa? Dovrei prima avere un quadro completo della situazione, comporre prima quell'altro numero, ma mi sembra il momento meno adatto. Non importa, ogni istante che passa mi sento piú sereno, forse l'infuso africano é solo un potente allucinogeno ed io non me ne accorgo. Mi accorgo invece che ho la brutta abitudine di parlare a voce troppo alta e nella lingua sbagliata, non dovrei dire:"questo pesto fa schifo, é buono per i tedeschi" quando ci sono clienti del ristorante in giro. O perlomeno sarebbe opportuno dirlo in italiano come sopra. Ma tutto ció ha importanza relativa, giusto! Relativizziamo i problemi, questo sí.

Japanische Kampfhörspiele: "Verpackt Im Plastik"

Opeth: "Ghost Of Perdition".

postato da: EsIstEgal alle ore 14:24 | link | commenti (11)
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domenica, 20 agosto 2006

Momentaneamente non raggiungibile.

"Non ci posso fare niente" sarebbe una scusa, sono solo stanco e stufo. Inutile, dopo aver litigato malamente col datore di lavoro ho cercato di appianare le cose e ci sono pure riuscito, ma i problemi e l'insoddisfazione emergono sempre. Non dipende tutto da me, dovrei essere piú freddo e controllato in ogni cosa, l'emotivitá la caccio sempre da parte ma in questo periodo emerge a prescindere da tutte le riflessioni, oramai contare fino a dieci o cento serve ben poco. Cerco di fregarmene degli altri, quando ci riesco va tutto bene ma per poco, dopodiché riemerge quel qualcosa che tento di uccidere e che purtroppo, inevitabilmente, finisce per trascinarmi alla deriva. Non ho voglia di vedere gente, parlare con gente, scrivere mail o telefonare... per raccontare cosa? Ció che tra poco verrá smentito, non sará piú attuale. Combattere contro me stesso o perlomeno contro alcune mie tendenze: battaglia dura ma non persa in partenza, mi serve solo un pó di chiarezza. La veritá pura e semplice? non posso ignorare che qualcosa non dipenda solo da me, ci sto male ma non posso fare a meno di qualcuno, trascinarmi giorno dopo giorno sperando che un carro armato attraversi le strade schiacciando il maggior numero di persone possibile non é un bel pensare. Mi manca qualcuno, non é qui, non puó essere qui, non dipende da lei né da me.A volte ci sono cose inevitabili (no, non ci credo...). Non so nemmeno cosa ho scritto, non rileggo. Quattro minuti alla tastiera, tempo record. Bastasse altrettanto per spazzare via tutto, pensieri in primis.

Anata: "A Problem Yet To Be Solved".

postato da: EsIstEgal alle ore 15:00 | link | commenti (17)
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giovedì, 17 agosto 2006

Creavo scompiglio nei poveri astanti.

Avevo diciott'anni e ricordo bene quel giorno in cui partecipai alla conferenza-dibattito sulle droghe nell' istituto superiore di cui frequentavo il quarto anno. Ero invitato in qualitá di rappresentante di classe insieme al mio vice, un venticinquenne bohemienne sconvolto ma abbastanza brillante, il resto della classe era rimasto a sfasciarsi i maroni in compagnia della prof di Diritto che ripeteva per l'ennesima volta che il matrimonio non é un contratto...  Sul palco notai subito il rappresentante di Azione Giovani, che chiameró Limone Sfiga per l'assonanza con i suoi veri nome e cognome. Il poverino sosteneva che la vera trasgressione é saper dire di no quando qualcuno in un gruppo di amici ti offre una canna. Io intervenni subito, l'unico con la mano alzata. "Le solite banalitá", dissi spezzando il discorsetto scritto di Sfiga, "parliamo piuttosto del problema sociale legato alle droghe". Fu solo l'inizio, dopo aver descritto le condizioni sociali generali di chi inizia a fare uso di droghe pesanti, la difficoltá ad uscire dal giro soprattutto per le fasce sociali piú deboli e la problematica dello spaccio legata alla disoccupazione ed alla mancanza di valori nella societá capitalista, mi scagliai contro il sistema americano che faceva soldi coi traffici internazionali ed intanto propagandava ed applicava a modo suo il proibizionismo. Sul palco c'era anche un prete, direttore di nonsoquale comunitá per tossici, che tentó di prendere in mano il discorso, ma venne interrotto da decine di mani sollevate. Avevo acceso al miccia. Tutti o quasi iniziavano i loro interventi con "riallacciandomi a quello che ha detto il ragazzino con la camicia verde...". Io, che dimostravo a mala pena 14 anni. Il mio vice prese la parola allibendo la platea con un intervento su droga ed arte, io continuai, dopo che un ragazzo raccontava di un amico spacciatore per necessitá: "come pretendete che in una societá che bada soprattutto al profitto ed esclude ampi strati della popolazione dal benessere, un ragazzo privo di valori-valori peraltro assenti nella suddetta societá- non si senta attratto dall'idea spaccio=soldi facili?". Putiferio, il prete inizia con "Cazzo, é vero...", io non posso credere a ció che ho combinato, non pensavo di scatenarli a tal punto, di smuovere le loro coscienze. Un insegnante sottolinea che "i miei colleghi si fanno di psicofarmaci... siamo tutti piú o meno drogati... dovremmo andare in psicoanalisi!". Non potevo permettere che la situazione mi sfuggisse di mano, altri insegnanti vociferavano ed io sentivo allontanarsi l'attenzione degli studenti presenti. " Al posto di fare la forca a chi spaccia due canne fuori da scuola per fumare gratis preoccupiamoci degli interessi statunitensi per l'oppio afghano!", urlai in mezzo al trambusto. Applausi, chi mi mostrava simpatia aveva sicuramente colto solo la prima parte della frase, ma meglio di niente. Dopo due ore di questo casino, Limone Sfiga continuava ad annuire ed a strofinarsi nervoso la fronte, non riusciva a ritagliarsi uno spazio per parlare ed anche se ci fosse riuscito non avrebbe avuto granché da dire. Alla fine dell'assemblea ricevetti complimenti e strette di mano da molti, pure un giornalista di nonsoché rivista si complimentó con me. "Apprezzo la tua sincera ed appassionata militanza", mi disse l' assessore provinciale alla pubblica istruzione. Dopo una settimana c'era ancora gente sconosciuta che mi salutava per i corridoi.

Tutto questo non per ingigantire il mio ego, che cazzo me ne fotte? Volevo solo dimostrare il potere della parola come strumento per spezzare le bugie programmate, i foglietti su cui sta scritto come dovrebbe andare. Basta un pó di coraggio e di convinzione per far ragionare la gente, a volte manca solo la voglia.

Ramallah: "Just Walk Away". 

postato da: EsIstEgal alle ore 14:41 | link | commenti (9)
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sabato, 12 agosto 2006

Scegli quel che vuoi.

Eccomi, disattendo in parte ció che ho scritto nel post precedente e mi accingo a narrare parte di questa settimana pazzesca non ancora terminata. Innanzitutto Lunedí sono stato all'esposizione Guggenheim Collection che si trova in visita qui a Bonn fino a Gennaio. Per chi non apprezza l'arte contemporanea é inutile che io dica che la vista di alcuni dei quadri esposti mi ha quasi provocato un orgasmo,ma tant'é. Mercoledí avrei dovuto festeggiare il compleanno del mio datore di lavoro, col quale ho buoni rapporti nonostante le mie occasionali sfuriate nei suoi confronti, ma le mie amiche Allegra e Triste sono venute a prelevarmi in ristorante. Avevano entrambe litigato coi rispettivi ragazzi e volevano ubriacarsi col loro caro amico fidato ( io, povero me!),hanno finito col farmi trangugiare quantitá spropositate di birra mentre mi scaricavano addosso le loro frustrazioni emotive ed io pensavo "se esiste lo straight-edge ci sará un motivo, Santa Rita S'Accascia!". Nonostante ció non sono mancate battute e risate, anche se la parte fastidiosa é arrivata quando Allegra ha insistito perché io le raccontassi i dettagli dell'evoluzione della mia vita sentimentale ( "ma sí che sei innamorato", ripeteva come un disco rotto). Il giorno successivo, cadaverizzato dall'alcool e dalla mancanza di sonno, ero intenzionato a tornare subito a casa dopo il lavoro. Errore! Arriva il fratello della proprietaria del ristorante ( che poi é la suocera di quello che aveva il compleano Mercoledí e che io chiamo "propietario", ma sarebbe meglio dire "gestore"), sembrava un uomo serioso e compunto ed invece s'é rivelato essere un pazzo scatenato amante di viaggi, divertimenti, alcool ( cazzo, dove sono gli astemi?) e belle donne. Ho parlato in spagnolo tutta la notte, ho riso fin quasi da pisciarmi addosso ( ho detto quasi!) ai racconti del signore arzillo, 52 anni, piú vitale di tanti venteni che ho conosciuto in passato. Ieri non potevo rimanere a casa, fossi morto ma dovevo incontrare una persona. A questo punto finisco qui, ho dato in pasto abbastanza dettagli della mia vita privata. Posso solo dire che vale la pena di lottare per ció in cui si crede, é vero che "satisfaction is the death of desires" ma io non saró mai troppo soddisfatto, mettiamola cosí. Avrei potuto aspettare tutta la vita per lei, mi sono bastati circa otto mesi ed ora "cura ció che hai". Sempre.

La canzone del giorno dovrebbe stare perennemente su questo blog, purtroppo non so inserire file musicali. Alcune canzoni si ascoltano, altre si sentono- nel senso di "to feel". Questa appartiene alla seconda categoria. "You make me so proud...".

Deftones: "Battle Axe".

postato da: EsIstEgal alle ore 15:06 | link | commenti (6)
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lunedì, 07 agosto 2006

Cambiare forma.

Ho meditato a lungo ed alla fine ho deciso di continuare a scrivere sul blog, ma per farlo mi vedo costretto a cambiare soggetto, stile (ma neanche tanto) ed impostazione. Non me la sento piú di parlare del mio presente, tanto piú confuso di quanto non lo sia mai stato, ma credo di avere storie passate da raccontare in quantitá. Chi finora leggendo queste pagine ha potuto considerarmi un individuo eccentrico, fuori da logiche e schemi usuali o addirittura pazzo (chi é normale alzi la mano, gli verrá amputata) non ha ancora visto nulla. Ieri notte, due del mattino, leggendo Kerouak ed ascoltando gli Ironbound NYC ho capito che non riesco a rimanere senza scrivere e siccome sono quasi incapace di inventare storie ma ho vissuto un pó ed ho fatto qualche esperienza, d'ora in poi racconteró del passato, episodi che possono avere molti significati o che non ne hanno affatto, dipende dai punti di vista. Non me la sento di continuare con "oggi al lavoro...", oppure "ieri nel tale locale ho fatto...", la storia é diversa dalla cronaca ed io non voglio riportare cronache del presente. Naturalmente nel raccontare dovró cambiare o modificare qualche nome, ma la sostanza resta invariata. Dovró pure, in qualche caso, riempire i miei vuoti mentali con qualcosa di non certo ma plausibile, in tal caso lo specificheró, anche se comunque ho buona memoria per quanto riguarda le storie interessanti- ma non per nomi, volti, date e numeri, purtroppo! Avevo pure pensato di trasformare il blog in qualcosa di sterile tipo recensioni letterarie, cinematografiche e musicali, ma sarebbe stato come uccidere l'idea dalla quale é nato questo "Borderline Village"; ho anche preso in considerazione l'idea di trasformarlo in un blog militante, ma l'ho scartata subito. Le mie idee non sono organiche a nessuna ideologia, ho elaborato autonomamente convinzioni che si inquadrano nella complessitá di anarchia, comunismo e libertarismo, ma non sono appunto idee organiche, come spiegarmi? Non ho progetti per cambiare il mondo, faccio analisi in base al mio spirito d'osservazione e alla mia esperienza, ma non difendo alcuna idea in particolare, anzi disprezzo la maggior parte delle persone che si definiscono di volta in volta anarchiche o comuniste perché di solito non sanno nemmeno di cosa stiano parlando. Meglo dire "non lo so, non ho risposte a questa domanda" piuttosto che inventare sul momento mescolando l'imparaticcio scolastico dei grandi proclami e delle frasi fatte. Io sono fatto cosí, ammetto e riconosco i miei limiti ma cerco di superarli senza adagiarmici. Ecco, ora mi prendo qualche giorno di pausa, poi si ricomincia. Nessuna rivoluzione, solo un nuovo aspetto di una vita che, come qualunque altra, ha qualcosa su cui far riflettere.

Unheart: "The Greath Dividers".

postato da: EsIstEgal alle ore 15:07 | link | commenti (12)
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giovedì, 03 agosto 2006

Stranamente normale.

Cos'é la normalitá? Ieri vado a tagliarmi i capelli ed osservo una donna che allatta mentre la parrucchiera le fa le meches, una vecchia che beve vino bianco in attesa che qualcuno si occupi di levarle i bigodini dalla testa. Esco la sera con i colleghi e scopro che la mia collega bulgara non é affatto stupida, magari non ha un bel carattere in ogni circostanza (e chi ce l'ha?), ma ha idee profonde ed interessi stimolanti, legge Pascal e Freud e s'interroga pure su tante cose interessanti. Il mio collega spagnolo insiste per portarmi nel nuovo locale stile tapas-bar mallorquino a bere hierbas, un liquore che a quanto pare stenderebbe i rinoceronti, ma per ora non abbiamo avuto ancora modo di andarci insieme. Se il poverino sapesse che ho provato sostanze alcoliche micidiali un pó di tempo addietro rimarrebbe deluso- simpatico carosello di Captain Morgan (75 vol. circa), assenzio forte e fil'e ferru fatto in casa da un vecchio bolscevico di borore, padre di un giovane sovversivo laureato che frequentai nel periodo della mia adolescenza. Che giorno é oggi? Giovedí... domani vedró se mi rimane ancora molta spensieratezza e se avró ancora molta voglia di ridere. Buonanotte.

Team Sleep: "Blvd Night".

postato da: EsIstEgal alle ore 14:44 | link | commenti (5)
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martedì, 01 agosto 2006

Si torna al lavoro.

Devo essere ben determinato per cercare di non uccidere il mio collega spagnolo. Stamattina ho ricominciato a lavorare ed ho trovato mille tesori nei frigoriferi della cucina: foglie d'insalata la cui acqua era divenuta petrolio; patate morte, putrefatte e reincarnate in esseri abominevoli e semoventi con volontá propria; olive in salamoia radioattiva con muffe affioranti sulla superfice... senza esagerare, un bello schifo! meno male che sono mancato solo tre settimane, altrimenti chissá. Sono paradossalmente quasi contento di essere tornato al lavoro, almeno avró i soliti casini e la solita routine alla quale pensare e forse riusciró a non svegliarmi otto volte nel corso della notte pensando sempre alla stessa persona. Ora lei ha il mio cd degli Hatebreed, quello che avrei tanto bisogno di ascoltare, parole razionali ed incoraggianti per superare ed affrontare la vita. O forse avrei bisogno di chiarire la situazione, un taglio netto con i dubbi e le incertezze, vengano pure le conseguenze, basta che questa cazzo di attesa finisca. D'altro canto c'é chi mi consiglia di avere pazienza e procedere con calma e questo consiglio viene da una persona della quale mi fido molto, cosa non frequente per me. Inutile parlare di cose del genere con la mia amica allegra, l'altro giorno non era poi cosí spensierata ed ha passato gran parte della sera piangendo mentre mi raccontava del suo rapporto difficile con la madre, le difficoltá col ragazzo e l'incapacitá momentanea di concentrarsi negli studi. Aveva bisogno dei miei consigli razionali e ponderati, ma alla fine sará lei che deve prendere le decisioni, padrona della sua vita e del suo destino. Leggendo Sartre ho scoperto di pensarla in modo simile al suo sotto molti aspetti ed ho pure scoperto di aver sprecato anni leggendo immondezza commerciale come Stephen King e Ken Follet a discapito di autori straordinariamente interessanti come Mishima, Bukowski ed appunto Sartre. Non é mai troppo tardi, ora recupero e cercheró pure di concentrarmi meno su una certa persona iniziando dal non scrivere piú nulla sull' intera faccenda. Impresa ardua.

Sick Of It All: "I Believe"

Hatebreed: "I Will Be Heard".

postato da: EsIstEgal alle ore 14:26 | link | commenti (5)
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